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Novità in arrivo per i Report di utilizzo su SharePoint Online

Microsoft ha avviato il rilascio, in due fasi, di una serie di novità per i Report di utilizzo dei siti SharePoint Online (SharePoint Usage Reports).

Il primo blocco di novità, in rilascio entro la fine di gennaio 2021, comprende una serie di nuove metriche da utilizzare nei report correnti; mentre la fase 2, che scatterà dal 19 febbraio 2021, arricchirà ulteriormente le metriche e introdurrà il principio dei siti e dei contenuti “attivi”.

Il processo di rollout sarà chiaramente a livello di intero Tenant, ed i report sono e saranno accessibili agli utenti con i ruoli amministrativi:

  • Global administrator,
  • Global reader,
  • Reports reader in Microsoft 365,
  • Exchange administrator,
  • SharePoint administrator,
  • Teams Service administrator,
  • Teams Communications administrator,
  • Skype for Business administrator

Personalmente considero estremamente utili questi report per valutazioni complessive sull’utilizzo e sull’adozione dei siti SharePoint, anche se purtroppo i soli 180 giorni di retention dei dati limita decisamente la profondità storica delle analisi o i confronti di periodo per la misurazione dei delta.

I report permettono anche di eseguire drill-down sui singoli utenti, per le organizzazioni con meno di 2000 utenti, mentre è necessario eseguire l’esportazione in Excel .csv per filtrare i comportamenti dei singoli utenti nel caso l’organizzazione comprendesse più di 2000 utenti.

Ricapitolando le metriche disponibili per i report:

temDescription
MetricDefinition
Site URLThe full URL of the site.
DeletedThe deletion status of the site. It takes at least 7 days for sites to be marked as deleted.
Site ownerThe username of the primary owner of the site.
Site owner principal nameThe email address of the owner of the site.
Last activity date (UTC)The date of the last time file activity was detected or a page was viewed on the site.
FilesThe number of files on the site.
Active filesThe number of active files on the site.
NOTE: If files were removed during the specified time period for the report, the number of active files shown in the report may be larger than the current number of files on the site.
Storage used (MB)The amount of storage currently being used on the site.
Storage allocated (MB)The maximum amount of storage allocated for the site.
Page viewsThe number of times pages were viewed on the site.
Pages visitedThe number of unique pages that were visited on the site.
Root Web TemplateThe template used for creating the site.
NOTE: If you want to filter the data by different site types, then export the data and use the Root Web Template column.

Crescono ancora i limiti per il caricamento di file su SharePoint e OneDrive

Microsoft ha annunciato l’imminente estensione del limite di dimensione di upload di ciascun singolo file su SharePoint Online e OneDrive for Business.

Dall’attuale limite di 100 GB si passerà a 250 GB!

Si tratta di una possibilità in più per chi archivia su SharePoint o OneDrive anche grossi file di CAD, di sorgenti grafici o multimediali, video 8K, e che considerava “stretto” il precedente limite.

L’eventuale utilizzo di questi grossi archivi come cartelle locali sincronizzate attraverso l’app di OneDrive sarà in grado di sfruttare le caratteristiche di Differential sync, in grado di trasferire da/per il cloud soltanto i “blocchi” del file file interessati dalle modifiche.

L’arrivo della novità sui tenant Microsoft 365 è prevista per la fine di Gennaio 2021.

Personalmente, considerato l’utilizzo maggioritario, non ritengo la novità una feature “must to have”, anche perché se penso alla mia connessione Internet di casa… mi vengono un po’ i brividi.

Se il 2020 è stato l’anno di Yammer, il 2021 sarà quello di Teams

Ricordo che in occasione di Microsoft Ignite 2019 e dello scorso MVP Summit ad inizio 2020, diversi interlocutori di Microsoft dichiararono che il 2020 sarebbe stato l’anno di Yammer.

Nei piani strategici ovviamente sappiamo bene essere piombata la pandemia, che ha inesorabilmente accelerato il processo di crescita di Teams.

Jeff Teper ha già postato qualche volta il messaggio, più o meno tra le righe, che il 2021 sarà l’anno di Teams, che proseguirà la sua corsa a colpi di nuove funzionalità rilasciate e di una sempre maggiore ed apprezzata adozione. Ma ne parleremo meglio più avanti.

Ma torniamo al 2020 di Yammer. Quali sono le principali novità rilasciate nel corso dello scorso anno?

  • Partirei dal rilascio della nuova interfaccia, sicuramente più fresca e moderna, rilasciata in GA (Global Availability) in tutto il mondo.
  • Trasformazione dei Gruppi di Yammer in Communities.
  • Il rilascio (ancora in preview) della possibilità di far accedere ospiti alle community, utilizzando il Guest Access di Azure B2B.
  • Il passaggio al Native mode di Yammer, unificando e semplificando il precedente cahos nella gestione delle idientity.
  • Definizione delle community preferite dall’utente (il cuoricino).
  • Re-ingegnerizzazione dei metadata (Topics e Hashtag), con un occhio a quello che sta arrivando dal progetto Cortex.
  • Nuove funzionalità per gli Insights.
  • Possibilità di marcare come Best Answer le domande/risposte e opzioni di filtro sulle domande senza ancora una risposta.
  • Opzioni per trasformare una conversazione in una domanda, chiudere una conversazione e “pinnare” le conversazioni.
  • Funzionalità per applicare un branding, in particolare alla sezione All Company, al fine di offrire un’esperienza coerente agli utenti (anche dal punto di vista grafico).
  • Aggiunta di cover personalizzabili per caratterizzare ciascuna community.
  • Rilascio dell’app Communities per Microsoft Teams, garantendo un ulteriore punto di ingaggio dell’utente.
  • Caratterizzazione degli stili per i diversi tipi di post (Announcement, Poll, Praise, Question).
  • Semplificazione delle opzioni per pubblicare nuovi contenuti, sia per l’esperienza Web che Mobile.
  • Nuove opzioni di branding per l’app Mobile di Yammer.
  • Integrazione con i Vitual Events, comuni a Microsoft Teams ma con un’interfaccia più immersiva ed ingaggiante.
  • Esperienza integrata per Yammer sui siti SharePoint, grazie al rilascio delle nuove web parts.
  • Nuove forme e modalità di Reactions.
  • Rilascio delle Interactive email, per interagire con i contenuti Yammer direttamente da Outlook.

Per maggiori informazioni consulta questa presentazione.

Virtual Breakout Rooms su Microsoft Teams

Una delle novità introdotte nello scorso dicembre in Microsoft Teams è quella delle Virtual Breakout Rooms (nella versione italiana viene tradotto in Gruppi di lavoro).

La funzionalità nasce da esigenze stimolate soprattutto dal mondo della scuola, immaginando di rivivere l’esperienza della classe, dove l’insegnante compone dei sotto-gruppi di studio o di attività, per poi ricomporre il gruppo in plenaria per il debriefing o le conclusioni della lezione.

L’organizzatore del meeting può creare fino a 50 breakout rooms, assegnando i diversi partecipanti per ciascuna “stanza”.

L’organizzatore ha la possibilità di entrare in ciascuna breakout room, al fine di osservare il lavoro condotto dai partecipanti, così come può inviare messaggi alle diverse stanze (ad esempio per dettare i tempi o ribadire gli obiettivi).

All’interno di ciascuna breakout room i partecipanti possono interagire con tutte e normali funzionalità dei Teams meeting, attraverso le caratteristriche audio-video, ma anche attraverso l’utilizzo della chat, della lavagna (whiteboard) e dei file condivisi.

Per beneficiare della funzionalità è necessariop di sporre di una delle seguenti versioni minime di Microsoft Teams:

  • Versione minima dell’app desktop: 1.3.00.24755
  • Build iOS minima necessaria: 1.0.77.2020100603
  • Build minima Android: 1.0.0.2020091301

Per gli insegnanti che vogliono esplorare meglio questa novità, suggerisco la lettura di questo articolo.

Fare formazione sui prodotti Microsoft

Ultimamente mi capita spesso di fare training sull’adozione e sull’utilizzo degli strumenti Microsoft 365.
Forse anche merito della pandemia, che sta spingendo diverse realtà ad aggiornarsi o a “trasformarsi” digitalmente.

Ho sempre fatto formazione, nel corso dei miei ormai 30 anni di carriera (eh sì, qua si invecchia!), fin dal mio primo corso su MS-DOS e su Word 5.0, erogato nel lontano 1991.

Nel contesto dei percorsi formativi Microsoft ho sempre riposto molta attenzione ai programmi di certificazione Microsoft, dove ho acquisto le mie prime certificazioni professionali (MCP) nel 1996.

Occupandomi di formazione (soprattutto in passato), ho messo nel mirino da subito la certificazione MCT (Microsoft Certified Trainer), che ho conseguito nel 1998 e conservato fino al 2014.

In tutto questo periodo non ho mai apprezzato le strutture dei corsi ufficali (i vecchi MOC), preferendo offrire ai miei allievi dei contenuti frutto della mia esperienza sul campo, piuttosto che ripetere nozioni sterili e poco calate nel mondo reale (soprattutto per le realtà italiane).

Ho anche intrapreso il percorso di certificazione MOS (Microsoft Office Specialist), dove ho completato il persorso MOS Master, e dove ho anche conseguito (tra i pochissimi prima che il percorso venisse cancellato) la certificazione MOS Master Instructor.

Dopo il 2014, non occupandomi quasi più di formazione “ufficiale” Microsoft, ho aderito all’MCT Alumni.
Tutt’ora faccio parte dell’MCT Alumni, di cui ho appena rinnovato l’iscrizione per il 2021.

Orientarsi tra SharePoint, Yammer e Teams

Già nel recente passato mi sono trovato a scrivere articoli sul rapporto tra SharePoint e Teams, è più in generale mi capita di affrontare il tema dell’orientamento tra i servizi di Microsoft 365 nell’ambito dei workshop di 365 adoption realizzati da Green Team.

Sono poi principalmente tre i componenti di Microsoft 365 su cui mi capita di lavorare più spesso, conducendo progetti di adozione o di trasformazione digitale.

Mi riferisco naturalmente a SharePoint, Teams e Yammer.

Sempre più spesso è necessario vedere il progetto in forma svincolata dal singolo strumento, analizzando con attenzione i requisiti ed i bisogni, mappandoli quindi sullo o sugli strumenti Microsoft 365 più adatti a soddisfare l’obiettivo.

Ci si accorgerà presto che la massima efficacia si raggiunge combinando i diversi workloads di Office 365, dosandoli con la giusta attenzione e valorizzandone i rispettivi punti di forza. Il tutto cercando di offrire all’utente finale un’esperienza coerente, senza disorientare troppo il “salto” tra i diversi strumenti.

Le tre dimensioni su cui spesso mi trovo a che fare sono:

  • Collaborazione, valorizzando le potenzialità di condivisione delle informazioni, di co-authoring e di Office integration offerte da SharePoint Online;
  • Comunicazione, facendo leva sulle caratteristiche di comunicazione sincrona ed asincrona offerte da Teams;
  • Community, sfruttando le caratteristiche di comunicazione e collaborazione tra pari (comunità professionali o di interesse), tipiche dei gruppi di Yammer.

Proprio seguendo lo sforzo di immaginare gli strumenti come “un’unica esperienza“, è importante vedere le aree di sovrapposizione, cercando se possibile di valorizzarle.

Se pensiamo alle funzionalità di comunicazione (es. una News), possiamo ottenere un buon risultato sia con SharePoint che con Yammer, che pure con Teams.

Dovremo saper sfruttare i seguenti aspetti:

  • Tipo di comunicazione: se top-down o bottom-up,
  • Tipo di ufficialità, più o meno istituzionale o sociale in virtù,
  • Tipo di interazione desiderata (likes, commenti, discussione).
  • Tipo di integrazione, immaginando di integrare i contenuti Yammer su pagine di siti SharePoint, grazie alle web parts offerte dal nuovo Yammer.

Seguendo sempre lo schema dell’illustrazione, anche la collaborazione trova punti di sovrapposizione tra i tre strumenti, e spesso i criteri guida possono essere riferiti alle “vocazioni” di ciascun strumento.

Se la collaborazione vede un ruolo centrale per la redazione di contenuti documentali, probabilmente la bilancia si sposterà a favore di SharePoint, mentre se è importante facilitare il contributo di idee e la partecipazione dei singoli potrebbe essere centrale il ruolo di Yammer, così come il peso della comunicazione tra i membri del gruppo di lavoro, allora forse Teams potrebbe essere lo strumento più adatto.

Anche la componente community, vista come luogo di discussione e di sviluppo di idee, dove persone orientate verso un obiettivo comune (tema di interesse, ruolo, …) possono trovare spazio sia nei gruppi (ora si chiamano communities) di Yammer, ma anche all’interno dei team di Teams.

Qui il peso nella scelta dello strumento potrebbe essere legato:

  • alla dimensione della community, dove vedo Teams più adatto a gestire gruppi più ridotti rispetto a Yammer,
  • alle forme di interazione, trovando (almeno per ora) più comode le survey su Yammer o la gestione stile forum dei Q&A di Yammer,
  • alle richieste di supporto comunicativo, offerte senz’altro meglio da Teams o di integrazione con gli strumenti di posta elettronica, dove ancora una volta trovo più adatto Teams.

Va infine ricordato che l’interfaccia per l’utente finale potrebbe sempre essere la stessa, ad esempio quella offerta da Microsoft Teams, in grado di presentare “da un unico punto di accesso” anche i contenuti e le funzionalità offerte da Yammer e da SharePoint.
SharePoint potrà a sua volta offrire punti di accesso verso Yammer, così come quest’ultimo potrà facilitare la gestione dei Teams Live Events e di altre spcifiche caratteristiche del mondo di Teams.

Mente aperta e fantasia!

Il post più letto dell’anno

Oggi ho dato un’occhiata alle statistiche del mio blog, ed ho stilato una classifica dei post più letti nel corso del 2020.

Il post che ha dominato la classifica delle visualizzazioni è indubbiamente quello pubblicato il 16/04/2020 dal titolo: “Personalizzare l’immagine di sfondo durante le video call di Microsoft Teams“.

Nel corso dell’anno 2020 (in realtà da aprile a dicembre) ha registrato ben 21.707 visualizzazioni!

Si tratta probabilmente di un argomento “azzeccato”, con un grande interesse da parte del pubblico che si è trovato coinvolto in un periodo di “esplorazione” di Microsoft Teams, nel pieno periodo del lockdown Covid-19.

Il merito è senza dubbio anche dei motori di ricerca, a partire da Google, e da una buona indicizzazione SEO del mio blog.

Microsoft ha recentemente rilasciato nuovi sfondi per le video chiamate o le video riunioni con Microsoft Teams, offrendo anche una serie di background natalizi e consentendo anche agli utilizzatori finali la possibilità di condividere le proprie creazioni.

Buone abitudini per proteggere le proprie password

In questo periodo di feste mi sento spesso fare domande “da utente finale”, ossia richieste provenienti da amici e parenti alle prese con un nuovo computer, con la scelta di una connettività Internet più potente, con l’ennesimo chiarimento tra le differenze ti Office 365 e il vecchio Office (Word, Excel, PowerPoint, …).

Si tratta insomma di un periodo non lavorativo, dove tuttavia mi capita di dare una mano a tutti coloro che mi individuano come “quello esperto di computer” 😊

Approfittando di questo periodo, e rivolgendomi soprattutto ai cosiddetti utenti finali, provo a condividere un paio di pensieri sulla gestione delle proprie password. Alcune delle considerazioni che leggerete su questo articolo non saranno senz’altro originali per gli addetti ai lavori, mi auguro tuttavia che possano offrire spunto di riflessione a tutti coloro che, ancora oggi alla soglia del 2021, utilizzano password semplici e facilmente violabili.

Evito subito le considerazioni più banali, come quelle di evitare nomi propri, date di nascita o altre banalità come quella di utilizzare la parola “password” come propria password… e provo a descrivere alcune considerazioni generali da tenere presente al momento della scelta di una propria password.

Secondo il sito https://nordpass.com/most-common-passwords-list/, queste sono le 10 più diffuse password tra gli utenti (ed il tempo necessario per “indovinarle”):

Evitare di utilizzare sempre la stessa password

Non tutti i gestori di servizi online offrono un elevato livello di protezione per le nostre password. Alcuni di essi dovrebbero assicurare una maggiore protezione a fronte mi un servizio di qualità, spesso costoso, legato ad abbonamenti o alla reputazione del servizio offerto.

Evitiamo quindi di utilizzare la medesima password su servizi diversi (la posta elettronica, Facebook, l’home banking, l’account di rete aziendale, …). Violando i sistemi più vulnerabili, i malintenzionati potrebbero accedere facilmente ai sistemi più riservati, in barba ad una maggiore protezione degli stessi.

Certo qualcuno di voi penserà: “eh ma utilizzare password diverse è complicato da ricordare”… e quindi condivido un primo suggerimento.

Se proprio non possiamo fare a meno utilizzare sempre la stessa password, possiamo almeno cercare di differenziarle sulla base del servizio collegato, attraverso qualche piccolo esercizio mnemonico:

  • Password di base: “lamiapassword
  • Password per Facebook: “lamiapasswordFB
  • Password per accedere alla rete aziendale: “lamiapasswordRete
  • Password per accedere al servizio home banking: “lamiapasswordBanca

Le password sono “case sensitive”

Dobbiamo sempre ricordare che in sistemi di gestione dell’autenticazione (i meccanismi che riconoscono la password e ci permettono di accedere ai servizi online), sono praticamente sempre “case sensitive”, ossia sensibili al riconoscimento dei caratteri minuscoli e maiuscoli. E quindi all’interno di una password scrivere “LaMiaPassword” è diverso, e solitamente più sicuro, rispetto ad una semplice forma “lamiapassword”.

Va infatti ricordato che i sistemi più diffusi utilizzati per scoprire le nostre password sono i cosiddetti sistemi “brute force attack”, che partono da dei dizionari di parole comuni e, sfruttando la potenza di calcolo dei computer, tentano ripetutamente le diverse parole come possibili password (qui mi perdoneranno i lettori più esperti per qualche mia approssimazione).

Scegliere delle frasi e non delle parole chiave

Scegliere quindi una password composta da una singola parola è indubbiamente più vulnerabile che scegliere una password composta da una frase contenenti più parole.

Descrivendo un esempio banale, meglio scegliere “lamiapassword” che semplicemente “password”, e meglio ancora se variare la combinazione minuscole/maiuscole, con qualcosa del tipo “LaMiaPassword”. Ancora meglio se comporremo una frase più estesa: “LaMiaPasswordComplessa”.

Anche la stessa lunghezza (numero di caratteri) contenuti all’interno della password concorre nel rendere complesso il lavoro ai sistemi di brute force attack.

Ricordarsi di utilizzare anche numeri e simboli

Oggigiorno molti dei sistemi di protezione dei servizi online forzano l’utente nella scelta di password “complesse”, richiedendo la scelta di combinazioni di lettere, numeri e simboli all’interno delle proprie password.

Questa è un’ottima abitudine, spesso però odiata dagli utenti che si sentono costretti a scegliere delle password difficili da ricordare.

Aumentare la complessità delle password

Il consiglio è quindi quello di cercare di offrire una certa assonanza alla propria password, sfruttando la caratteristica di alcuni numeri che “assomigliano” a certe lettere vocali.

Ad esempio, la lettera “E” può essere sostituita con il numero “3”, la lettera “I” con il numero “1”, la lettera “O” con il numero “0”, e così via. Analogamente, anche alcuni simboli possono concorrere: la lettera “E” con il simbolo “&”, o la lettera “A” con il simbolo “@”, la lettera “I” con il simbolo “!”, e via di seguito.

La password di esempio “LaMiaPassword” potrà quindi trasformarsi in “L4M14P@ssw0rd”, rendendola notevolmente più sicura.

A volte è sufficiente utilizzare anche un semplice simbolo, facile da ricordare, per aumentare notevolmente la complessità della password: “LaMiaPassword” potrebbe diventare “LaMiaPassword!”, dove la semplice aggiunta del simbolo del punto esclamativo renderebbe più arduo il compito ai sistemi di brute force attack.

Cambiare la propria password con frequenza

anche in questo caso molti dei sistemi di protezione forzano gli utenti ad un periodico cambio delle password, introducendo un altro aspetto particolarmente odiato finali.

Spesso, quindi, gli utenti si ingegnano nel trovare delle soluzioni per variare la propria password con poco sforzo mnemonico.

Ad esempio, in molti risolvono aggiungendo un numero progressivo in fondo la propria password; “LaMiaPassword1”, “LaMiaPassword2”, “LaMiaPassword3”, …

Il suggerimento è quello di provare ad individuare una tecnica semplice da ricordare per cambiare la propria password nel tempo, senza tuttavia perdere la struttura mnemonica che ci permette di utilizzarla con comodità.

Usare anche il dialetto

Come descritto poco fa, i principali sistemi per indovinare le nostre password sono basati sull’utilizzo di dizionari, spesso contenenti tutte le parole in più lingue (inglese , italiano, francese, …).

Ad esempio, sarà più facile indovinare “MyPassword” (in inglese) che “LaMiaPassword” (in italiano), proprio per via della maggiore diffusione della lingua inglese tra gli utenti (e tra o sistemi per forzare le password).

Difficilmente però questi strumenti di brute force attack conoscono i dialetti regionali 😊.

Un suggerimento rivolto a tutti coloro che conosco nel proprio dialetto regionale, potrebbe essere quello di scegliere la propria password nel proprio dialetto, o anche semplicemente combinando parole italiane e parole dialettali.

Questa tecnica sarà tuttavia poco efficace per i sistemi di brute force attack più sofisticati, ossia quelli che ricercano le combinazioni di lettere indipendentemente dall’utilizzo dei dizionari di parole.
Parliamo tuttavia di sistemi che richiedono un’enorme capacità di calcolo (o tempi di elaborazione enormemente lunghi) per identificare le nostre password.
Pertanto, questi sistemi saranno utilizzati proporzionalmente al valore delle informazioni che stiamo proteggendo: un malintenzionato sarà disposto a spendere più soldi (risorse di calcolo e super computer) per rubarci l’identità sul nostro sistema di home banking, piuttosto che per accedere al nostro profilo Facebook (sempre che noi non siamo un personaggio pubblico).

Le password a più fattori

Molti dei servizi online (a partire dai servizi home banking) aumentano la complessità delle password aggiungendo un secondo fattore di autentica (a volte anche più di uno, nei sistemi MFA – Multi Factor Authentication).

Alla nostra password verrà associato il riconoscimento del nostro telefono, o della nostra e-mail, e quando cercheremo di autenticarci (con la password) il sistema ci invierà un PIN sul telefono o sull’e-mail, che sarà una “one time password” che cambierà ad ogni accesso successivo.

Alcuni sistemi richiedono l’installazione di specifiche App Authenticator (è un’opzione offerta anche dal MFA di Microsoft 365), facilitando il secondo fattore attraverso il controllo biometrico (l’impronta digitale o il Face ID per il riconoscimento del volto).

Come concludere questo articolo?

Aggiungendo ai suggerimenti descritti anche la possibilità di utilizzare dei tool Password Manager che, a fronte di una “master password”, memorizzano le credenziali dei diversi servizi online, offrendoci la possibilità di ricordare una sola password (magari complessa), gestendo poi di password (molto complesse) associate ai diversi servizi online, visto che sarà il tool a ricordarle per nostro conto.

Rimando alla lettura di questo articolo di PCMAG per analizzare i migliori strumenti di gestione delle password.

Teams Live Events con Live Caption anche in Italiano

Una delle funzionalità più interessanti (e per certi versi entusiasmanti) del Teams Live Events, è quello delle Live Captions.

Si tratta di una funzionalità in grado di aggiungere al video la sottotitolazione, nella lingua del relatore, oppure eseguendo una traduzione simultanea.

Di fatto gli Organizzatori del Live Event possono configurare (On/Off) le Live Captions

Una volta attivae le Live Captions, i Producer del Live Event possono utilizzare la funzionalità, sfruttando anche il meni Translate to.

Queste le lingue attualmente supportate:

  • Supported spoken languages for this feature: Chinese (simplified), Chinese (traditional), Dutch, English, French (Canada), French (France), German, Hindi, Italian, Japanese, Korean, Portuguese (Brazil), Russian, Spanish (Mexico), Spanish (Spain), and Swedish.
  • Supported translation languages include: Arabic, Bosnian, Bulgarian, Catalan, Chinese (Simplified, PRC), Creole, Czech, Danish, Dutch, English, Estonian, Filipino, Finnish, French, German, Greek, Hebrew, Hindi, Hmong, Hungarian, Indonesian, Italian, Japanese, Klingon, Korean, Latvian, Lithuanian, Malagasy, Malay, Maltese, Norwegian, Persian, Polish, Portuguese, Queretaro Otomi, Romanian, Russian, Samoan, Serbian (Latin), Serbian Cyrillic, Slovak, Slovenian, Spanish, Swahili, Swedish, Tahitian, Thai, Tongan, Turkish, Ukrainian, Urdu, Vietnamese, Welsh, and Yucatec Maya.

Voglio semplicemente far notare tra le lingue supportate: il Klingon!

La funzionalità è inoltre responsabile della generazione dei Transcript, per ottenere al termine dell’evento la trascrizione della riunione o della lezione (se si tratta di un seminario o di un evento formativo).

Naturalmente, come conseguenza, anche i Partecipanti al Live Event potranno scegliere se attivare o meno la presenza dei sottotitoli.