Yammer vs Teams

Oggi, discutendo con un cliente, mi è stato chiesto di esprimere una mia opinione sul “posizionamento” di Yammer rispetto il nuovo Microsoft Teams, introdotto su Office 365.

Sono in effetti molteplici di aree di possibile sovrapposizione tra i due strumenti, così come è possibile vederne altre anche riguardo al sistema di chat (presente su Teams) in apparente “conflitto” con Skype for Business, e più in generale verso altre funzionalità del mondo Office 365. Ad esempio uno degli ambiti dove si suggerisce l’adozione di Teams è volto a sostituire (o meglio ad evolvere) le vecchie Distribution List di posta elettronica.

Credo che il tema di discussione vada ancora più esteso, non fermandosi all’apparenza di confronto tra Strumento1 vs Strumento2.
Oggi credo ci si debba concentrare più sull’obiettivo/necessità dell’utente, e scegliere il tool migliore, o il mix di tools da combinare per soddisfare l’esigenza.

Lo stesso approccio credo vada seguito in termini di formazione e adozione da parte degli utenti, che non devono limitarsi a vedere i diversi componenti di Office 365 come singoli strumenti (come spesso accadeva nel mondo on-premises), ma debbano combinare i propri bisogni (o scoprire nuove possibilità) con quanto soddisfatto dall’offerta di Office 365.

Se l’esigenza di un utente è organizzare un meeting, non sarà più sufficiente pensare solo alle Meeting request di Outlook, ma si andranno a combinare le funzionalità di Skype for Business (per chi parteciperà al meeting da un’altra location), OneNote per gestire le minute dell’incontro, SharePoint Online per condividere i documenti discussi, …

E quindi torniamo al quesito iniziale: Yammer o Teams?

La domanda forse è formulata male, ma la risposta migliore credo sia Yammer e Teams.

Sarebbe come chiedervi, nella vita privata: Facebook o WhatsApp?

Yammer è lo strumento social aziendale, utile a fornire uno stream di conversazioni a copertura enterprise, con tutte le logiche vicine al mondo dei social simil-Facebook.

Teams si rivolge a gruppi più piccoli, con esigenze di social collaboration più spinte, in grado di interagire real-time e con una prospettiva di evoluzione maggiore (es. utilizzo dei BOT, API per lo sviluppo di nuovi canali e funzionalità, …).

Quindi ne abbiamo discusso anche con Betta e, se vogliamo forzare l’equivalenza: Yammer sta a Facebook come Teams sta a WhatsApp.

Non perdere il controllo dei siti su Office 365

Con il rilascio degli Office 365 Groups e più in generale di Modern Sites e Communication Sites, su Office 365 è disponibile la possibile di creare “self service” nuove site collection di queste nuove tipologie.
E’ sufficiente accedere alla pagina SharePoint dal tile sull’App Launcher, e scegliere Create site dal pulsante in bella mostra:

Tutto bello… finora…

Cosa significa “tecnicamente”?

Significa poter creare una nuova Site collection SharePoint Online e, nel caso dei nuovi Team Sites, anche una nuova Distribution list su Exchange Online e tutto quanto correlato (security groups).

Chi può farlo?

Di default qualsiasi utente del tenant Office 365. Sì, hai letto bene!

Se quindi sei un amministratore del tenant, o anche soltanto di SharePoint Online, starai pensando: “vado a controllare sul portale amministrativo di SharePoint Online…” ed ecco un’altra “sorpresa”: le nuove site collection (quelle legate ai nuovi Team site e Communication site) non sono elencate nelle lista delle site collection!

 

Quindi?

Quindi, se amministri una realtà di qualche centinaia o migliaia di utenti… puoi aspettarti che qualcuno “ci abbia provato”, e che si siano create (fuori dal tuo controllo) nuove site collection e DL.

E adesso?

  1. Per prima cosa prova ad indagare se individui nuove site collection “fuori controllo”, utilizzando un tool di Governance (es. Sharegate) o le seguenti istruzioni Powershell, per poi valutare le azioni correttive (contattare gli utenti? eliminarle?… le site collection e le DL, non gli utenti!).
  2. Stabilire chi potrà creare nuovi Office 365 Groups, Team site e Communication site, seguendo le istruzioni descritte su questo articolo.
  3. Attivarti, se non lo hai già fatto, per istituire un “competence center” o una “task force” che monitora i nuovi rilasci di Microsoft su Office 365, testa le novità attraverso le opzioni di First release, e stabilisce se e come adottare, e quando distribuire la funzionalità agli utenti.
  4. Adottare un piano di Governance e le necessarie politiche e procedure di valutazione, adozione e intervento. Senza dimenticare che Office 365 non è più (o non lo è mai stato) un giocattolo, e che sempre più sta diventato (o è già diventato) il cuore dei sistemi di comunicazione e collaborazione dell’azienda.

La morale?

Chi mi conosce sa bene che parlo di non trascurare la Governance fin dalle prime versioni di SharePoint, e questo evento (legato a una scelta di configurazione di default quantomeno discutibile) è la prova lampante di quanto possa sfuggire dal controllo il “giocattolo”.

In arrivo Workplace Analytics su Office 365

I titolari di piani di sottoscrizione E5 per Office 365 hanno già avuto modo di sbirciare la funzionalità MyAnalytics, che offre all’utente una serie di dashboard e scorecard sulle proprie attività, come ore passate a fare meeting a leggere o rispondere alle email, ecc.

Ora Microsoft ha annunciato l’imminente rilascio di Workplace Analytics, che evolve il più tradizionale concetto di “usage analytics”, ben noto a chi gestisce un sito web e traccia le attività dei propri visitatori.

Non si tratta infatti soltanto di esaminare dati quantitativi, ma il nuovo strumento cerca di offrire indicatori di qualità, integrando le molteplici attività dell’utente, incrociandole con quelle dei colleghi e rapportandole con i comportamenti più diffusi in azienda.

I dati grezzi che vengono aggregati, elaborati e rappresentati sono provenienti dai diversi eventi tracciati su Office 365 (Office 365 Signals), applicando poi dei modelli di rete sociale che aggregano e combinano le informazioni relative ai colleghi, ai team, alle persone con cui maggiormente interagiamo.

Il tutto poi viene rappresentato attraverso dashboard accattivanti ed efficaci, ricche di funzionalità per il drill-down e per approfondire dettagli partendo dalle informazioni aggregate.

Anche Forrester, attraverso un suo recente report, ha evidenziato che i manager C-level (CEO, CIO, CFO, …) hanno tra le loro priorità (il 96% dei partecipanti allo studio) l’incremento della produttività dei propri dipendenti.
Da qui è facile immaginare che potrebbe essere strategico disporre di informazioni utili a comprendere i “comportamenti lavorativi” del personale, osservando le possibili inefficienze e cercando di proporre azioni correttive.

Parlando di questi argomenti è facile poi immaginare che si possano toccare argomenti “delicati”, quali la privacy del dipendente e altre tematiche in materia di normativa locale o di contrattualistica sindacale. Ma mi soffermo sugli aspetti tecnici e funzionali del nuovo tool di Office 365, non essendo esperto di questi altri -seppur importanti- argomenti.

Per maggior informazioni, suggerisco di dare un’occhiata a questo video, dove è anche possibile apprezzare una demo sulle principali funzionalità del nuovo Workplace Analytics:

Usare Skype for Business su una BMW

BMW ha recentemente annunciato di inserire la possibilità di fare chiamate Skype for Business direttamente dal sistema iDrive, che gestisce la comunicazione vivavoce delle auto tedesche.

Sarà quindi possibile unirsi direttamente alle call aziendali, o interagire con clienti e fornitori. Un ulteriore segnale della diffusione capillare degli strumenti Microsoft, resi ancor più popolari dal successo di Office 365.

Per i possessori di BMW serie 5, presto, sarà tutto questo possibile.

Microsoft 365

Dopo sei anni a cercare di far capire ai clienti che Microsoft Office 365 non è “semplicemente” la nuova versione di Office (inteso come Word, Excel, PowerPoint, …), finalmente anche Microsoft ha maturato la cosa.

Tra gli annunci dell’evento Inspire 2017, rivolto ai Microsoft Partner, ecco nascere Microsoft 365.

Per capirci meglio, questa è l’espressione:

Office 365 + Windows 10 + Enterprise Mobility + Security = Microsoft 365 

Microsoft 365 sarà poi disponibile in due “gusti” all-in-one:

  • Microsoft 365 Enterprise
  • Microsoft 365 Business

Per maggiori informazioni puoi consultare il post di lancio, scritto da Kirk Koenigsbauer, corporate vice president for the Office team, oppure dare un’occhiata al sito dedicato.

In fin dei conti, semplificando, il tutto si traduce in nuove forme di sottoscrizione (una sorta di bundle) e -soprattutto- di un diverso modo di proporre i prodotti.

Gartner conferma la posizione dominante di Office 365

Gartner ha recentemente pubblicato i risultati delle sue analisi SWOT sul cloud, enfatizzando il momento d’oro di Office 365, che come sappiamo è la piattaforma cloud sempre più diffusa.

Per chi ha poca confidenza con le analisi SWOT, utilizzate molto nel marketing strategico per valutare i punti di forza (Strengths), i punti di debolezza (Weaknesses), le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats).

Il risultato delle valutazioni di Gartner per Office 365 è rappresentato dalla seguente matrice:

Research image courtesy of Gartner, Inc.

Naturalmente la competizione principale si gioca contro Google Apps, e un’interessante indicazione arriva dagli indici CAGR, ossia dal “rumore” proveniente dai social, dove si parla o si cita una piattaforma, piuttosto che un’altra:

Research image courtesy of Gartner, Inc.

L’analisi di Gartner, consultabile in maniera più estesa su questo sito, presenta infine quali sono le funzionalità “Top Five” di Office 365 più adottate, sulla base di un sondaggio condotto nel gennaio 2016 (quindi già un po’ vecchiotto dal mio punto di vista, ma comunque interessante):

Research image courtesy of Gartner, Inc.

Office 365 e la coerenza dell’esperienza utente

Sappiamo tutti molto bene che Office 365 è in continua evoluzione, così come è in trasformazione la sua interfaccia, per facilitarne un sempre maggiore utilizzo da dispositivi mobile e valorizzando la “trasversalità” dei diversi strumenti della suite.

Per fronteggiare la possibile confusione (quale strumento uso?) e la frequente difficoltà di reperimento delle informazioni (spesso disseminate in contenitori diversi: SharePoint, Outlook, OneDrive, Teams, …), una delle modalità di approccio che mi capita spesso di suggerire è la valorizzazione del Search.

Del resto si tratta di sfruttare un’abitudine già diffusa in tutti gli utenti (chi non usa Google sul Web?), superando molte delle barriere mentali (o psicologiche) legate alla strutturazione dei contenuti (come se ragionassimo ancora con le directories).
Non è più così importante sapere dove si trova un documento… l’importante è trovarlo e ritrovalo.

Molti dei nuovi strumenti (pensiamo a Delve) sono completamente incentrati sul search, e spesso sono utili a far emergere anche la conoscenza implicita, portando alla luce contenuti su cui lavorano i colleghi, e che potrebbero essere di nostro interesse, pur nel pieno rispetto di autorizzazioni e privacy.

Più di una volta ho consigliato di utilizzate, come home page del root site di SharePoint Online, una bella pagina bianca con un grosso box di ricerca in mezzo!

C’è tuttavia un punto debole. I diversi strumenti di Office 365 presentano sempre un box di ricerca, ma non esiste ancora una reale coerenza di ricerca, con l’effetto che ricercando la stessa keyword partendo da strumenti diversi… si ottengono risultati diversi.

La matrice qui sotto evidenzia in modo inequivocabile il gap, incrociando il punto da dove si esegue la ricerca con il contenuto ritrovato:

Insomma… siamo sulla buona strada… ma c’è ancora un bel po’ di strada da fare per rendere effettivamente omogenea l’esperienza di ricerca su Office 365.

Quante volte al giorno controlli il tuo smartphone?

Secondo alcune ricerche recenti indicano che gli utenti più “addicted” (il 10% della popolazione) interagisce oltre 5400 volte al giorno!
In media, un utente “normale” guarda o tocca lo schermo del proprio telefono circa 2617 volte al giorno. Circa un milione di volte l’anno.

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Parliamo comunque di numeri estremamente elevati, e spesso di azioni generate senza bisogno di alcuno stimolo, come ad esempio la notifica di ricezione di un’email o di un messaggio Whatsup.

Abitudini e comportamenti che non sono neppure lontanamente confrontabili con il numero di volte con cui controlliamo l’email, che in ogni caso presenta numeri considerevoli, e che rasentano l’ossessione pensando al fatto che l’87% della popolazione controlla almeno una volta il telefono nella fascia oraria da mezzanotte alle 5 del mattino.

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La ricerca, condotta da Dscount su un campione di 100mila utenti e pubblicata dal Dailymail, indica che le app più consultate sono Facebook (15% del tempo) e Google, e che l’azione “attiva” più frequente è quella di scrittura messaggi di testo (11%).

Top 20: by share of all touches

Tutto questo conferma e giustifica i forti investimenti verso il rilascio di nuove applicazioni mobile, come stiamo vedendo fare da Microsoft a supporto degli utenti di Office 365: app per SharePoint, Teams, Groups, StaffHub, che si affiancano alle popolari app per Outlook, OneDrive e Skype for Business.

Si tratta di numeri davvero importanti, che impongono ragionamenti a tutti coloro che offrono servizi e contenuti, e che non possono essere trascurati da chi progetta digital workplace o intranet aziendali, che spesso ancor oggi si concentra sulla “home page del portale”…

Fonte

Forms e Workflow SharePoint e Office 365

Più passa il tempo e capita sempre più spesso che mi vengano rivolte delle domande sul tema Forms e Workflow su SharePoint 2016 e su SharePoint Online (Office 365).

Ricorderete le indicazioni di Microsoft, di oltre un paio d’anni fa, con InfoPath deprecato (e non evoluto alla versione 2016), così come SharePoint Designer (utilizzato per la creazione dei workflow), anch’esso congelato alla versione 2013…

Da qui in tanti a chiedersi: “Ma quale direzione sta seguendo Microsoft? Dove è meglio investire per chi ha esigenze di Forms e Workflow su SharePoint e Office 365?”

La stessa Microsoft, per fronteggiare le proteste e in assenza di soluzioni più convincenti, ha sempre consigliato di rivolgersi alle “terze parti”, primi tra tutti Nintex, K2 e Agilepoint.

Più recentemente sento nuovi “messaggi di scuderia”, rivolgendo attenzione a PowerApps, un nuovo arrivato nell’offerta Office 365.

Anche io guardo con interesse a PowerApps, che sulla carta sembrerebbe fornire le risposte tanto attese su Forms e Workflow. Tuttavia va sottolineato quanto questo strumento sia oggi ancora molto acerbo e scarno di funzionalità, soprattutto per quelle realtà che stanno ancora cercando un’alternativa al vecchio InfoPath.

Gli australiani di WebSiteSolutions hanno cercato di fare un po’ chiarezza tra le alternative, considerando correttamente tra queste anche le soluzioni Web Forms.

Il mio consiglio?

  • Lasciate perdere ogni evoluzione su InfoPath (anche SharePoint 2016 garantisce ancora la retrocompatibilità per i Forms Services).
  • Osservate con attenzione PowerApps, e prendetevi il giusto tempo per valutarne la crescita (che come per tutto Office 365 è in continua evoluzione).
  • Se avete esigenze complesse ed articolate nel breve termine, muovetevi subito verso soluzioni di terze parti.