Office 365 e la coerenza dell’esperienza utente

Sappiamo tutti molto bene che Office 365 è in continua evoluzione, così come è in trasformazione la sua interfaccia, per facilitarne un sempre maggiore utilizzo da dispositivi mobile e valorizzando la “trasversalità” dei diversi strumenti della suite.

Per fronteggiare la possibile confusione (quale strumento uso?) e la frequente difficoltà di reperimento delle informazioni (spesso disseminate in contenitori diversi: SharePoint, Outlook, OneDrive, Teams, …), una delle modalità di approccio che mi capita spesso di suggerire è la valorizzazione del Search.

Del resto si tratta di sfruttare un’abitudine già diffusa in tutti gli utenti (chi non usa Google sul Web?), superando molte delle barriere mentali (o psicologiche) legate alla strutturazione dei contenuti (come se ragionassimo ancora con le directories).
Non è più così importante sapere dove si trova un documento… l’importante è trovarlo e ritrovalo.

Molti dei nuovi strumenti (pensiamo a Delve) sono completamente incentrati sul search, e spesso sono utili a far emergere anche la conoscenza implicita, portando alla luce contenuti su cui lavorano i colleghi, e che potrebbero essere di nostro interesse, pur nel pieno rispetto di autorizzazioni e privacy.

Più di una volta ho consigliato di utilizzate, come home page del root site di SharePoint Online, una bella pagina bianca con un grosso box di ricerca in mezzo!

C’è tuttavia un punto debole. I diversi strumenti di Office 365 presentano sempre un box di ricerca, ma non esiste ancora una reale coerenza di ricerca, con l’effetto che ricercando la stessa keyword partendo da strumenti diversi… si ottengono risultati diversi.

La matrice qui sotto evidenzia in modo inequivocabile il gap, incrociando il punto da dove si esegue la ricerca con il contenuto ritrovato:

Insomma… siamo sulla buona strada… ma c’è ancora un bel po’ di strada da fare per rendere effettivamente omogenea l’esperienza di ricerca su Office 365.

Quante volte al giorno controlli il tuo smartphone?

Secondo alcune ricerche recenti indicano che gli utenti più “addicted” (il 10% della popolazione) interagisce oltre 5400 volte al giorno!
In media, un utente “normale” guarda o tocca lo schermo del proprio telefono circa 2617 volte al giorno. Circa un milione di volte l’anno.

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Parliamo comunque di numeri estremamente elevati, e spesso di azioni generate senza bisogno di alcuno stimolo, come ad esempio la notifica di ricezione di un’email o di un messaggio Whatsup.

Abitudini e comportamenti che non sono neppure lontanamente confrontabili con il numero di volte con cui controlliamo l’email, che in ogni caso presenta numeri considerevoli, e che rasentano l’ossessione pensando al fatto che l’87% della popolazione controlla almeno una volta il telefono nella fascia oraria da mezzanotte alle 5 del mattino.

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La ricerca, condotta da Dscount su un campione di 100mila utenti e pubblicata dal Dailymail, indica che le app più consultate sono Facebook (15% del tempo) e Google, e che l’azione “attiva” più frequente è quella di scrittura messaggi di testo (11%).

Top 20: by share of all touches

Tutto questo conferma e giustifica i forti investimenti verso il rilascio di nuove applicazioni mobile, come stiamo vedendo fare da Microsoft a supporto degli utenti di Office 365: app per SharePoint, Teams, Groups, StaffHub, che si affiancano alle popolari app per Outlook, OneDrive e Skype for Business.

Si tratta di numeri davvero importanti, che impongono ragionamenti a tutti coloro che offrono servizi e contenuti, e che non possono essere trascurati da chi progetta digital workplace o intranet aziendali, che spesso ancor oggi si concentra sulla “home page del portale”…

Fonte

Forms e Workflow SharePoint e Office 365

Più passa il tempo e capita sempre più spesso che mi vengano rivolte delle domande sul tema Forms e Workflow su SharePoint 2016 e su SharePoint Online (Office 365).

Ricorderete le indicazioni di Microsoft, di oltre un paio d’anni fa, con InfoPath deprecato (e non evoluto alla versione 2016), così come SharePoint Designer (utilizzato per la creazione dei workflow), anch’esso congelato alla versione 2013…

Da qui in tanti a chiedersi: “Ma quale direzione sta seguendo Microsoft? Dove è meglio investire per chi ha esigenze di Forms e Workflow su SharePoint e Office 365?”

La stessa Microsoft, per fronteggiare le proteste e in assenza di soluzioni più convincenti, ha sempre consigliato di rivolgersi alle “terze parti”, primi tra tutti Nintex, K2 e Agilepoint.

Più recentemente sento nuovi “messaggi di scuderia”, rivolgendo attenzione a PowerApps, un nuovo arrivato nell’offerta Office 365.

Anche io guardo con interesse a PowerApps, che sulla carta sembrerebbe fornire le risposte tanto attese su Forms e Workflow. Tuttavia va sottolineato quanto questo strumento sia oggi ancora molto acerbo e scarno di funzionalità, soprattutto per quelle realtà che stanno ancora cercando un’alternativa al vecchio InfoPath.

Gli australiani di WebSiteSolutions hanno cercato di fare un po’ chiarezza tra le alternative, considerando correttamente tra queste anche le soluzioni Web Forms.

Il mio consiglio?

  • Lasciate perdere ogni evoluzione su InfoPath (anche SharePoint 2016 garantisce ancora la retrocompatibilità per i Forms Services).
  • Osservate con attenzione PowerApps, e prendetevi il giusto tempo per valutarne la crescita (che come per tutto Office 365 è in continua evoluzione).
  • Se avete esigenze complesse ed articolate nel breve termine, muovetevi subito verso soluzioni di terze parti.

Microsoft StaffHub, per coinvolgere anche i dipendenti senza PC

Nella iniziative di digital transformation, sempre più spesso di cerca di estendere gli strumenti già a disposizione dei white-collar anche al personale dell’azienda che solitamente non lavora davanti ad un PC, ma che ricopre altri ruoli nell’organizzazione, i cosiddetti blue-collar.

Quindi non solo strumenti Intranet per tutta l’azienda, ma anche altri strumenti che, grazie all’ausilio dei dispositivi mobile, meglio orientati a chi non utilizza il classico browser.

Microsoft continua così ad aggiungere nuovi strumenti all’interno dell’offerta Office 365, tra cui l’ultimo arrivato Microsoft StaffHub.

Attraverso StaffHub è possibile:

  • Gestire il tempo (ad es. i turni di servizio del personale)
  • Facilitare la comunicazione all’interno del team
  • Condividere contenuti

Tra gli scenari d’uso del nuovo strumento, Microsoft evidenzia i seguenti:

  • Accoglienza
  • Viaggi
  • Vendita al dettaglio
  • Ristorazione
  • Assistenza sanitaria
  • Agricoltura
  • Edilizia
  • Produzione

Dal punto di vista dei costi, la risposta ottimale è offerta dalle sottoscrizioni Kiosk (Piani K di Office 365), che garantiscono un costo competitivo pensato che gli utenti che non hanno un utilizzo costante e continuativo di un proprio desktop.

Ecco qui di seguito un efficace video introduttivo, e a seguire una demo sul nuovo strumento.

 

Viaggiare informati, viaggiare sicuri

Oggi usiamo tutti (o quasi) il Web con una certa sicurezza e disinvoltura, navigando come provetti esperti, o anche come semplici utenti.

Spesso non ci rendiamo però conto di affidare dati ed informazioni personali a siti non sicuri. E non parlo soltanto dei siti di e-commerce, dove essendoci transazioni commerciali diventa ancora più lampante, ma più in generale dati che ci riguardano, e che potrebbero contribuire a fornire indizi o contenuti che non ci piacerebbe “condividere” con nessun soggetto terzo, oltre al nostro interlocutore con cui stiamo dialogando.

I siti che offrono maggiori garanzie in tal senso sono quelli che possiamo navigare utilizzando il protocollo HTTPS (lo noti nella parte iniziare della barra dell’indirizzo del browser). Su questi siti i contenuti sono cifrati, e quindi di difficile comprensione per un terzo malintenzionato… lasciando leggibili le informazioni solo a noi e al proprietario del sito web che stiamo utilizzando.

Proprio oggi sono capitato sul sito della posta certificata (si tratta di del portale del Governo italiano dedicato alla PEC, https://www.postacertificata.gov.it/). Parlo del servizio, che in origine aveva l’ambizioso obiettivo di fornire (gratuitamente) una PEC per ogni cittadino, e che è stato poi ridimensionato, rimandando verso i gestori privati che hanno ottenuto lo status di Authority in grado di rilasciare recapiti di posta elettronica certificata (Aruba, Infocert, Postacom, …). La dismissione graduale è prevista entro il marzo 2018.

Oggi però è il 22/01/2017 (quindi in piena operatività), ed atterrando sul sito dell’authority mi sono davvero sorpreso (e preoccupato) ottenendo dal mio browser un warning di sicurezza, relativo alla presenza di un certificato non sicuro (parlo del certificato SSL, che rende cifrata la comunicazione web, utilizzando il protocollo HTTPS).

Ebbene sì… un certificato scaduto il 29/12/2016!

E voi direte… ma dai… che cosa sarà mai…

Eh no! Per me è gravissimo che un’authority impegnata sul campo della digitalizzazione (non solo della pubblica amministrazione, ma per l’innovazione del Paese) si giochi così male la propria credibilità, fornendo linfa vitale agli scettici, a partire da quelli che remano contro a qualsiasi cambiamento.

Per i non addetti ai lavori, rinnovare un certificato SSL costa circa 150-200€/anno… spendendo decisamente meno se di acquistano certificati in grado di durare più anni.

C’è davvero ancora un sacco di strada da fare, soprattutto di tipo culturale. E per me cultura significa essere anche professionali e responsabili del ruolo che si ricopre.

Architetture scalabili, bravi sviluppatori… e poi arriva il Black Friday

Certo che il Black Friday è davvero ovunque… creando spesso vantaggiose occasioni d’acquisto in ormai tutti i settori (non solo online).

Sarebbe interessante misurare il picco dell’economia, sicuramente movimentata nella giornata, e sarebbe ancor più interessante valutare il crollo della produttività di impiegati più concentrati ad inseguire l’offerta in scadenza che a condurre le proprie mansioni lavorative!

Ma il Black Friday è anche una grande occasione per valutare i portali web ben fatti, scalabili, capaci di reggere i picchi di richieste (sicuramente bel più alte della media), apprezzando quelli che hanno compreso i benefici del cloud e delle tecniche di sizining e autoscaling. Quelli ben fatti insomma.

Il Black Friday è dunque anche vissuto con terrore da molti sviluppatori e fantomatici architetti del web, che dovranno spiegare ai propri imprenditori di riferimento come mai hanno perso un’occasione per gonfiare il fatturato… gli stessi imprenditori che, molto spesso, hanno gestito con miopia gli investimenti, ed ora ne pagano le conseguenze.

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Quest è tornata

Molti ricorderanno Quest come uno dei principali player di tool per SharePoint (e non solo), di cui negli ultimi anni si è sentito parlare pochino…

Quest infatti qualche anno fa fu acquisita da DELL Computer, che costruì attorno ad essa la sua divisione software.

Ora Quest è tornata ad essere un soggetto autonomo, fuoriuscendo da DELL, grazie all’intervento del fondo di investimento Francisco Partners e ad Elliott Management Corp.

Vedremo se nei prossimi giorni torneranno a sfornare novità interessanti per i prodotti a supporto del nostro amato SharePoint e di Office 365.

Ma servono veramente tutte queste riunioni?

Periodicamente mi trovo a discutere, con colleghi e clienti, sull’effettiva utilità di certi meeting.

In particolare a volte vedo impostare progetti (della durata complessiva di pochi mesi) che richiedono SAL (meeting di stato avanzamento lavori) settimanali… sì, settimanali!

In altri casi mi è capitato di dover partecipare a meeting con oltre dieci persone attorno al tavolo… a volte fino a venti!

Mettere diverse persone attorno a un tavolo (reale o virtuale che sia) per scorrere “insieme” un GANTT è un piano lavori, per dire: “Fatto… Fatto…. questo è slittato…”.

Ma non basterebbe forse una project tasks list su un sito SharePoint per aggiornare tutti, senza scomodare o distrarre nessuno?

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Eppure so di essere un privilegiato, uno che la tecnologia la usa e cerca di farla usare ai clienti… che riescono a comprendere il valore di uno Skype meeting da un’oretta, al posto di una trasferta costosa e inefficiente. Anzi suggerisco di dare un’occhiata a questo utile ebook gratuito.

“Ma come… è solo una riunione di un’oretta…”
OK, moltiplica il costo orario delle dieci persone invitate per l’oretta, e aggiungi il tempo e I costi per la trasferta…

Leggevo che lo U.S. Bureau of Labor ha calcolato che ogni anno solo negli Stati Uniti, si stima una perdita di 37 miliardi di $, causati da meeting superflui!

Non voglio certo affermare che non si debbano fare riunioni, ma credo che vadano dosate con attenzione, soprattutto in quelle realtà dove non esistono project manager dedicati, e quindi coinvolgere le persone nel meeting significa distoglierle dal progetto, o meglio dalle attività operative del progetto.
Ridurre il numero dei meeting aumenta proporzionalmente la qualità della partecipazione, ed il valore del risultato.

Secondo un sondaggio di Verizon, il 90% dei partecipanti ad un meeting ammette di aver pensato ad altro durante la riunione, o di non ricordare parti più o meno estese del meeting…

Grazie ad una delle funzionalità recentemente introdotte in Office 365, anche partendo da Outlook 2016 è possibile selezionare un messaggio e cliccare sul pulsante MyAnalitics dal ribbon… oppure puoi accedere alla pagina di Delve su https://azienda-my.sharepoint.com/_layouts/15/me.aspx/?v=analytics… si finisce in una pagina per certi versi interessante e per altri inquietante. Le statistiche di come dedico il mio tempo lavorativo…

Provo a condividere qualche mio dato reale:

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Trovo interessante che nelle mie 40,5 ore di attività abbia speso 3,5 ore in meeting, 12,1 ore per gestire l’email e 4,8 ore le abbia condotte in orario extra lavorativo.

Pensando alle 3,5 ore di meeting, 1,5 ore le ho passate facendo altro… durante la riunione:

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Ma passo un sacco di tempo (12,1 ore, di cui 4,5 h a scrivere messaggi e 7,7 h a leggere quelli ricevuti) a lavorare su Outlook, scoprendo che le il 93% delle email che invio viene letto, e che leggo il 96% dei messaggi ricevuti:

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Osservando i dati confrontati con la media aziendale, vedo che mediamente i colleghi dedicano 3,4 ore all’email…

Analizziamo infine il mio tempo straordinario, ed ecco che scopro di dedicarlo alle email (e non ai meeting, menomale!):

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OK, oggi ero a casa con l’influenza e non mi andava di scrivere un post su SharePoint Smile

PS
Le nuove funzionalità di Analytics di Office 365 sono disponibili nel Piano E5.

Ancora maggiore supporto al No Profit da parte di Microsoft

Già da molti anni Microsoft sostiene le organizzazioni No Profit, con importanti donazioni e offrendo prodotti gratuiti o fortemente scontati.

Il primo tra tutti è sicuramente Office 365, gratuito per le associazioni e istituzioni No Profit.

Recentemente, in occasione della conferenza Ignite 2016, Microsoft ha annunciato di estendere ancora lo spettro degli strumenti offerti gratuitamente.

Da non trascurare l’offerta di credito Azure, pari a 5.000 USD l’anno, più che sufficiente per allestire un piccolo data canter sul cloud per molte associazioni che hanno pochi mezzi e che sono a volte costrette a ricorrere a sistemi poco efficienti e poco sicuri.

Qui è possibile scoprire quali sono i prodotti e i servizi offerti da Microsoft per il mondo No Profit.

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Brutte notizie per Yammer da Microsoft Ignite

Nel 2012 fece parecchio scalpore l’acquisizione di Yammer da parte di Microsoft (1,2 miliardi di USD), lasciando molti di noi un po’ perplessi.

Ricordo anche in occasione di SharePoint Future 2012 e dell’Italian SharePoint Conference 2013 ci furono diverse discussioni, per cercare di “inquadrare” le direzioni di Microsoft, che poco prima avevano rilasciano una serie di “social features” all’interno di SharePoint 2013.

In questi giorni si sta svolgendo ad Atlanta la conferenza Microsoft Ignite, e ora appare chiaro che l’evoluzione di Yammer, in ottica di integrazione con gli Office 365 Groups… ha un po’ il sapore della “resa”. Ed alcuni commentatori parlano esplicitamente di abbandono di Yammer Enterprise nel prossimo 1° gennaio 2017.

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Il Product Group di Office 365, attraverso il proprio blog, assume una posizione più morbida, descrivendo che Yammer non scomparirà, ma che sarà più intimamente legato agli altri servizi Office 365… mentre quello che verrà dismesso sarà il vecchio “mondo Yammer”, che in tanti abbiamo criticato come disconnesso e poco integrato con il resto di Office 365 (SharePoint Online in primis).

In questo video si comprende qualcosa di più.

Suggerisco quindi di approfondire il tema degli Office 365 Groups, visto che sembra essere il prossimo “cavallo vincente

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Proprio settimana prossima terrò una sessione su questi temi ai Community Days 2016… ed è un po’ “imbarazzante” preparare la sessione con questo tipo di novità in movimento…