Negli ultimi anni si parla spesso di Pubblica Amministrazione che abbandona il software proprietario (Microsoft, Oracle, IBM, …), per adottare soluzioni “Open Source”. Il tema genera dibattiti e spesso contrapposizioni “partigiane”.

Spesso l’approccio appare come una palese “cattiva adozione”, confondendo aspetti “ideologici” e illusioni di facili risparmi economici (o di disperata sopravvivenza nei falcidiati bilanci della PA).
Dico facili risparmi perché vengono a volte considerati solo i costi di licenza (ovviamente risparmiati), sottovalutando quelli di adozione, gestione, formazione, compatibilità,  …

Mi sono imbattuto in un interessante articolo su ZDNet, per mano di Federico Guerrini, dove viene annunciata una significativa inversione di tendenza.

L’articolo trae spunto da uno studio condotto da Netics Observatory, dove si racconta l’esperienza del Comune di Pesaro, passato a Microsoft Office 365 dopo alcuni anni di OpenOffice.

Qui qualcuno potrà puntualizzare che sarebbe forse stato meglio adottare LibreOffice, piuttosto che OpenOffice… ma non credo che cambi la sostanza di fondo.

Non esprimo giudizi, ma osservo con interesse i fenomeni, e le inversioni di tendenza.

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